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CIVATE
- Complesso di San Pietro al Monte
CIVATE
- Chiesa di San Calocero
CIVATE
- Chiesa dei Santi Nazaro e Celso
CIVATE
- Complesso di San Pietro al Monte
La
Basilica di San Pietro al Monte e l’Oratorio di San Benedetto
sono tra le più alte testimonianze dell’arte romanica
in Italia e propongono soluzioni architettonico-formali di grande
originalità. Il complesso è inoltre il primo monastero
benedettino sorto nell’area lecchese.
Dopo aver percorso un sentiero ripido e tortuoso, si giunge ad un
ampio spazio aperto: in questo contesto, di grande suggestione per
lo spettatore, spicca il complesso costituito dai due edifici, posti
frontalmente, che presentano una muratura in conci
di pietra sbozzati e un’ampia decorazione ad archetti
pensili racchiusi da lesene.
La chiesa di San Pietro al Monte, la cui fondazione sarebbe, come
indica una
leggenda molto suggestiva e altrettanto
dibattuta, longobarda, pare sia la ricostruzione, nelle forme romaniche
del secolo XI, di un precedente edificio del IX secolo, di cui rimane
un ampio
vano sotterraneo, compromesso durante
la realizzazione della chiesa romanica. Questa sorta di cripta
si trova al di sotto dell’attuale parte centrale della navata
e la sua funzione sembra fosse legata al culto delle reliquie.
La pianta della chiesa segue una soluzione formale molto rara, riscontrabile
solamente nell’architettura carolingia e ottomana: l’edificio
è costituito, infatti, da una navata unica nella quale si
aprono due absidi
contrapposte, una ad est e l’altra ad ovest.
L’abside occidentale risulta più stretta rispetto alla
navata, mentre quella orientale ha una struttura più complessa:
quest’ultima,infatti, abbraccia i muri perimetrali e si sviluppa,
semicircolare, su due ordini nei quali si aprono eleganti bifore.
Essa funge, inoltre, da ingresso principale, al quale si accede
tramite un’imponente scalinata in granito.
Una volta superate le scale è possibile ammirare, nella lunetta
del portale,
un affresco
nel quale è raffigurata una “Traditio
legis et clavis”.
Prima di raggiungere il corpo principale della chiesa bisogna oltrepassare
un nartece
quadrato, costituito da un corridoio centrale e da due piccole absidi.
All’interno lo stucco
concorre a modellare le colonne tortili ed i capitelli
floreali, oltre ad incorniciare gli affreschi delle volte
a crociera, nelle quali sono rappresentate la “Gerusalemme
celeste” e la personificazione dei “Quattro fiumi del
Paradiso”.
Sempre in stucco sono i plutei
che presentano bassorilievi
raffiguranti un grifone
ed una chimera,
all’interno di una cornice a decorazione vegetale.
Il programma pittorico della chiesa si presenta unitario, per il
comune intento didascalico e per l’alta qualità stilistica:
nell’abside di sinistra sono affrescati alcuni “Angeli”,
un “Cristo benedicente tra i Serafini ed i Cherubini”,
mentre nella volta si possono ammirare gli “Angeli dell’Apocalisse”.
Nell’abside di destra sono raffigurati invece una serie di
“Santi”, un “Cristo benedicente” e nelle
volte i simboli dei quattro Evangelisti.
Spicca, per la vivacità cromatica e per la ricchezza di particolari,
la “Vittoria sul drago dell’Apocalisse”, che copre
la controfacciata.
Questo affresco, che si riferisce al libro dell’Apocalisse,
ricorda al fedele che il male, simboleggiato da un feroce drago
rosso a sette teste, è sempre in agguato. Il drago, infatti,
tenta di divorare un bimbo appena nato che viene tratto in salvo
da un’ancella e portato a Cristo, raffigurato al centro della
scena in una mandorla.
San Michele e gli angeli conficcano le loro lance nel corpo della
creatura mostruosa, mentre due piccoli diavoli precipitano. L’affresco,
incorniciato da un fregio
in stucco a motivi fitomorfi,
presenta sulla sommità un Agnello.
Il dipinto rappresenta una rarità a causa del chiaro messaggio
salvifico che contiene: generalmente, infatti, sulla controfacciata
della chiese medievali veniva dipinto, come monito per i fedeli
che uscivano dalla chiesa, il "Giudizio Universale”.
In questo caso, invece, viene lanciato un messaggio di speranza.
Superata questa parte dell’edificio si raggiunge la navata
della chiesa - coperta da capriate
lignee - decorata da affreschi del XV-XVII secolo.
Al di sopra dell’altare spicca l’importante ciborio
in stucco del XII secolo, capolavoro della decorazione plastica
medievale. Sulle possenti colonne corinzie poggiano i simboli degli
Evangelisti. Al di sopra compaiono gli altorilievi
che raffigurano quattro episodi della vita di Gesù, incorniciati
da motivi vegetali: la “Crocifissione”, “Pie donne
al sepolcro”, “Cristo in trono” - benedicente
entro una mandorla sorretta da due angeli - e la “Traditio
legis et clavis”. Nella cupola sono raffigurati i Santi intorno
all’Agnello mentre nei pennacchi
compaiono “Quattro angeli che trattengono i venti”.
Sul lato destro della navata si erge un parapetto, decorato con
animali fantasiosi, che conduce alle scale che scendono nella cripta.
Quest’ultima ha un ruolo strutturale rilevante, in quanto
funge da sostegno della navata, per ovviare all’inconveniente
pendio del monte. L’ambiente, illuminato da cinque finestre
a tutto sesto, è diviso in tre navate con volte a crociera
rette da colonne con capitelli corinzi in stucco. Anche qui è
presente un apparato decorativo costituito da rilievi in stucco:
da segnalare una “Crocifissione”, la “
Dormitio Virginis ”e la “Presentazione
al tempio”. Tra gli affreschi emergono le “Vergini sagge”,
ritratte con la fiaccola e l’ampolla per l’olio. La
decorazione della cripta, che precede cronologicamente la realizzazione
del ciborio, può essere collocata alla fine del secolo XI.
L’oratorio di San Benedetto, posto di fronte allo scalone
della chiesa di San Pietro, è successivo alla creazione di
quest’ultima e risale alla fine del secolo XI. Il suo impiego
si lega alla celebrazione dei riti funebri, come suggeriscono le
sepolture rinvenute nel terreno circostante.
La muratura dell'oratorio, in conci di pietra ben squadrati,
presenta una tipica decorazione ad archetti pensili.
Sulla pianta quadrata poggiano tre absidi; quella rivolta a sud
presenta un portale a tutto sesto, incorniciato da tre archetti,
che funge da ingresso insieme a quello originario, rivolto verso
lo scalone della chiesa.
Anche in questo caso, prima di accedere all’aula interna,
che ha una copertura lignea, si passa attraverso un piccolo vano
voltato a crociera. L’ambiente è illuminato dalle finestre
cruciformi e dalle monofore
dell’abside. Le pareti interne, oggi intonacate, lasciano
intravedere labili resti di un vasto ciclo decorativo.
Nell’abside, sopraelevata rispetto alla navata, è contenuto
un altare in pietra del XII secolo in cui sono affrescati, sui tre
lati, “Cristo tra la Vergine e San Giovanni”, “San
Benedetto” e “Sant’Andrea”.
CIVATE
- Chiesa di
San Calocero
La
chiesa sorge nel centro del paese e fa parte dell’ampio complesso
monastico benedettino di Civate, che ebbe grande importanza nel
Medioevo.
Le origini dell’edificio religioso sono molto antiche e dovrebbero
risalire all’episcopato di Angilberto II (824-859). La chiesa
ospitava le spoglie del martire Calocero da Alberga, qui traslato
nell’ 850, e a questo santo risulta intitolata a partire dal
1018.
Fu poi riedificata e ampliata nell’XI- XII secolo sul precedente
edificio.
A questo periodo risalgono l’allungamento del presbiterio
sopraelevato e la formazione della nuova abside
centrale, forse in corrispondenza della costruzione della grande
cripta
ad oratorio, tripartita da colonnine.
Il monastero fu costruito dopo l’affidamento agli
Olivetani
nel 1566, che ampliarono e restaurarono il complesso.
La basilica sostanzialmente romanica, mostra segni di rimaneggiamenti
avvenuti in una fase tra Seicento e Settecento, secolo in cui il
monastero era stato adattato a filanda dei Nava, una volta soppresso
il monastero nel 1798.
L’area fu riscattata da don Edoardo Gilardi nel 1931, che
la destinò a Casa di Riposo per ciechi.
La chiesa, riconsacrata nel 1937 subì una pesante campagna
di restauri che interessò soprattutto la facciata, a capanna
e caratterizzata da un protiro
retto da colonne in granito e da una fascia ad archetti
ciechi in tufo lungo il sottotetto.
La cripta è ampia e divisa in tre navate
di otto campate
ciascuna da colonne in granito, le quali ora si presentano spoglie,
ma è probabile che in origine fossero state decorate.
L'originale soffitto
ligneo venne sostituito, nel XVII secolo, con volte
in muratura, occultando parte degli affreschi
romanici realizzati nei primi decenni del XII secolo.
Il ciclo decorativo raffigura le storie dell’Antico Testamento
su due registri e ha come soggetto le Storie di Mosè e Aronne.
La
decorazione musiva dell'edificio è stata poi integrata lungo
il corso dei secoli da affreschi e dipinti: entrando, sul pilastro
sinistro della navata, è affrescata la Madonna in trono con
Gesù Bambino, ascrivibile al periodo tardogotico; barocche
sono le teorie di santi che si possono osservare sulle pareti laterali
della cripta; mentre al Settecento risalgono gli affreschi sulla
volta della navata.
Agli interventi attuati dai padri olivetani è da ricondurre
anche la sistemazione del monastero, con la realizzazione di un
chiostro a due ordini di portici.
Originario del monastero è infine il famoso Messale di Civate
del XI secolo, che riporta notazioni musicali, attribuito ad uno
scriptorium del luogo. Attualmente è conservato presso la
Biblioteca Trivulziana di Milano.

CIVATE - Chiesa dei Santi Nazaro e Celso
Le
origini di questa chiesa, edificata in corrispondenza di una sorgente
sotterranea, vengono fatte risalire secondo la tradizione all'epoca
di re Desiderio.
Chiaramente visibili sono le tracce della costruzione romanica,
come i muri di fondo e gli archetti
pensili sulla parete di destra.
Attualmente la chiesa di San Nazaro si presenta nell’aspetto
della fine del 1600: la facciata, scandita da lesene
che reggono il timpano
triangolare raccordato da volute
a due piccoli corpi laterali nati come ossari.
Il campanile è a pianta quadrata e scandito in altezza da
quattro cornici.
All'interno la chiesa presenta un'unica navata
lunga e stretta, suddivisa in quattro campate
con volta
a botte, il presbiterio
rialzato. Dietro la zona del presbiterio
è stata realizzata la sacrestia.
La terza campata abbraccia la zona di accesso alla cripta;
questa è un vano quasi quadrato, divisa da quattro colonne
in tre piccole navate coperte da volte
a crociera, poggianti lungo le pareti laterali su capitelli
di lesene. La cripta appare singolare e probabilmente segno di una
struttura preromanica.
Di particolare interesse è l'acqua che sgorga dalla parete,
proveniente da una fonte sotterranea a cui la tradizione attribuisce
proprietà medicamentose.

Le
fotografie del complesso di San Pietro al Monte sono di Marco Capovilla
e Gianni Peverelli
La terza e la quinta fotografia della chiesa di San Calocero sono
di Marco Capovilla
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