Il romanico
ha avuto, nel territorio lecchese, una genesi ed uno sviluppo
peculiari. Nel convegno "ETA' ROMANICA - Metropoli, Contado,
Ordini Monastici nell'attuale provincia di Lecco (X1-X11 secolo)"
realizzato nei giorni 6 e 7 giugno 2003 a Villa Monastero di Varenna,
sotto la direzione scientifica del Prof. Carlo Bertelli si è
cercato di rintracciare le origine della rete di insediamenti
e centri, maggiori o minori, per recuperare un campo di conoscenze
utili alla costruzione di una nuova identità, quella romanica
lecchese appunto.
L’attuale
provincia di Lecco risente fortemente dell’organizzazione
territoriale delle antiche pievi, situate sul pianoro, lungo la
riva del lago o sulle montagne. Una prima caratteristica fondamentale
è quindi il carattere composito del territorio dell’attuale
provincia, con una forte differenza tra la pianura e la zona lacuale
e prealpina.
La principale
particolarità della realtà lecchese rispetto al
resto del territorio italiano, dove il romanico è espressione
dell’età comunale, sta tutta nella “ruralità”
di questo territorio. Nell’epoca dei comuni, mentre la vicina
Como cerca, con una politica complessa di alleanze e dolorose
guerre, di staccarsi dal giogo della vicina e ingombrante Milano,
Lecco rimane a pieno titolo uno dei comuni del contado milanese.
Il territorio lecchese costituiva la parte nord-orientale del
contado di Milano, che imporrà il proprio dominio per diversi
secoli successivi. Gli arcivescovi milanesi dominarono infatti,
incontrastati, sull’area lecchese senza che avere dagli
imperatori una formale investitura al riguardo, eccetto che per
zone molto circoscritte. E proprio sotto la signoria arcivescovile
di Milano che le due aree principali dell’attuale provincia
di Lecco, la Brianza o Martesana e la zona del lago e prealpina
vedono la loro unificazione. Del resto traccia di questo legame
è rimasta sino ai giorni d’oggi nella struttura dell’Arcidiocesi
che, anche quando dal punto di vista amministrativo il territorio
era provincia di Como, rimaneva invece quella di Milano.
Nel contado
il romanico si sviluppa quindi in maniera differente: non tanto
su grandi e monumentali edifici cittadini, come nei grandi Comuni,
ma dando più spazio alle strutture extracittadine: è
la trasformazione delle corti rurali in castelli e la nascita
delle nuove signorie rurali.
Il potere è distribuito tra le istituzioni ecclesiastiche,
l’aristocrazia locale ed il potere di Milano che viene esercitato
attraverso una forte pressione militare.
In età comunale il territorio a ridosso delle Alpi subì,
inoltre, forti influenze carolinge, che si concretizzavano nella
fondazione di monasteri e nell’elargizione di ricchi patrimoni,
facendo divenire questi luoghi punti di scambio culturale tra
artisti e monaci italiani e germanici.
Così
i principali edifici del romanico leccese sono ben rappresentati
dal monastero di Piona da un lato, che fa pienamente parte delle
vicende del monachesimo cluniacense, anche se ne rappresenta una
variante, per così dire, meno aristocratica e più
popolare. Cluny rappresenta un elemento caratteristico del contesto
lecchese. La sua penetrazione si sviluppa dapprima in opposizione
alla politica antipapale dei vescovi milanesi e per questo si
lega con le nascenti signorie feudali, lasciando molte tracce
diffuse nel territorio.
Dall’altro il complesso di San Pietro al Monte a Civate
rappresenta un importante testimonianza della politica e del travaglio
della chiesa milanese.
Nel territorio
montano restano soprattutto le tracce degli importanti tracciati
viari lungo i quali si impostarono testimonianze di culto che
ancora oggi si notano e ne sono elementi caratterizzanti. Nella
zona di collegamento tra Varenna e Dervio è presente ad
esempio la chiesa di Santa Margherita a Somadino di Casargo, con
i suoi preziosi affreschi risalenti al XIII secolo.